| Siria: gli sviluppi dell’attacco aereo israeliano e le speculazioni sul nucleare
Tre settimane dopo l’attacco dei caccia israeliani in territorio siriano (Cfr. Weekly Analyses 34/2007) sono arrivate le prime ammissioni ufficiali da parte di Gerusalemme
Durante un’intervista televisiva, infatti, il leader del Likud Benjamin Netanyahu si è complimentato con Olmert per l’operazione, aggiungendo di esserne al corrente già prima che avvenisse. Da fonti di intelligence statunitensi e israeliane sono giunte anche le prime considerazioni sui reali obiettivi dell’attacco, insistendo sulla possibilità di un piano nucleare messo in atto da Damasco con l’aiuto della Corea del Nord.
Alcune fonti riportano che l’obiettivo fosse un sito nucleare nella zona settentrionale del Paese, al confine con la Turchia. I sospetti su Pyongyang sono motivati essenzialmente da due fattori: per prima cosa l’intelligence statunitense, in collaborazione con i servizi segreti israeliani, avrebbe notato già durante l’estate la presenza di ufficiali coreani in Siria, proprio nel momento in cui la Corea del Nord stava discutendo il piano per lo smantellamento della propria tecnologia nucleare. In secondo luogo l’attacco aereo dell’IAF è collegato all’arrivo di una nave battente bandiera coreana nel porto siriano di Tartus, solo tre giorni prima dell’operazione; secondo fonti israeliane si sarebbe trattato proprio di materiale nucleare. Ufficialmente la nave trasportava cemento, ma altre fonti riferiscono che potrebbe aver trasportato anche dei missili. Rimane sempre la possibilità che l’attracco della nave e l’attacco aereo siano stati una semplice coincidenza. Pyongyang e Damasco hanno negato la collaborazione sullo sviluppo di un piano nucleare, rigettando le accuse come una “cospirazione” statunitense.
In alcuni ambienti israeliani è stato coinvolto anche l’Iran, come possibile sponsor di programmi per l’arricchimento dell’uranio in Siria. E proprio l’Iran potrebbe essere il destinatario del messaggio di Gerusalemme: Israele potrebbe aver voluto dimostrare di essere pronta ad attaccare siti nucleari in territorio straniero, anche senza preavviso (al contrario di quanto accadde nel 1981 con la distruzione di un reattore nucleare in Iraq). A tal proposito molte fonti parlano di un coinvolgimento nell’operazione di forze terrestri, impiegate direttamente nel Nord della Siria, dove avrebbe dovuto essere il bersaglio. Anche la Siria avrebbe richiamato i riservisti per prepararsi ad una risposta militare, eventualità che non è del tutto scongiurata. Alla base della non ammissione iniziale da parte di Gerusalemme vi sarebbe stato proprio il rischio di scatenare reazioni che avrebbero potuto forzare la mano alla Siria e portare ad un conflitto armato.
Stefano Torelli |