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  18/04/2009
Il Presidente Barack Obama sta preparando il 5° Summit delle Americhe

si terrà dal 17 al 19 aprile a Trinidad e Tobago

In modo da poter affrontare al meglio le critiche che proverranno dai leader storicamente ostili a Washington ma ancor più dai partner più fidati della Casa Bianca in America Latina.

Il ruolo centrale degli Stati Uniti nella crisi finanziaria mondiale, che ha colpito pesantemente anche le economie dei paesi del sud del continente, sarà probabilmente il maggior punto di debolezza negli incontri diplomatici con i leader sudamericani. Le economie regionali, che hanno fatto segnare tassi di crescita molto sostenuti negli ultimi anni, rischiano ora di trovarsi a dover affrontare un periodo di lunga recessione che potrebbe vanificare gli sforzi fatti dai vari governi per sviluppare programmi volti a contrastare la povertà ed il disagio sociale.
L'approccio di Obama alla politica estera, che sembra aver già portato a nuove possibilità di riavvicinamento con paesi finora considerati ostili dalla precedente amministrazione Repubblicana, potrebbe mitigare almeno in parte le critiche rispetto al mix economico composto da libero scambio, privatizzazione e riduzione del debito pubblico proposto dal Presidente statunitense per affrontare il periodo di crisi. Al vertice parteciperà anche il presidente venezuelano Hugo Chavez, tornato in sudamerica dopo i viaggi ufficiali in Cina ed Iran. Chavez, che ha dichiarato le visite ufficiali nei due paesi come parte delle celebrazioni per la fine dell'egemonia finanziaria di Wall Street, potrebbe mettere sotto pressione fin dai primi incontri la delegazione statunitense per poter valutare le reali intenzioni di Barack Obama per la regione. Al vertice parteciperanno anche Daniel Ortega, ex presidente nicaragueno, ed Evo Morales, il presidente boliviano che ha recentemente espulso dal paese gli uomini della Drug Enforcement Administration inviati da Washington nell'ambito dei programmi di lotta al narcotraffico. Secondo quanto dichiarato da Jeffrey Davidow, ex ambasciatore statunitense in Messico e consigliere particolare del Presidente per il vertice, Barack Obama non si presenterà a Trinidad e Tobago con un piano per l'emisfero ma con l'intenzione di ascoltare, discutere e dialogare con i colleghi leader degli altri paesi in qualità di partner regionale (leggi qui l'articolo). Alla vigilia del Summit delle Americhe Barack Obama visiterà il Messico ed incontrerà il Presidente messicano Felipe Calderon per rinnovare l'impegno della Casa Bianca a favore della lotta contro i cartelli del narcotraffico che agiscono nelle regioni di confine con gli Stati Uniti. Molti analisti sostengono che Calderon, frustrato dai ritardi nella consegna degli aiuti promessi, abbia già deciso di chiedere maggior sostegno a Washington. Secondo Jorge Castaneda, ex Ministro degli Esteri del precedente Governo guidato da Vicente Fox, per combattere le organizzazioni criminali e conseguire risultati duraturi dovrebbe cambiare in primis l'approccio al problema da parte dell'attuale amministrazione messicana, più preoccupata dell'immagine del paese che dei reali problemi legati al narcotraffico. Secondo Castaneda l'attuale Presidente è più preoccupato della possibilità che il Messico sia considerato e dichiarato uno Stato fallito in ambito internazionale che non dai continui progressi che sembrano fare le organizzazioni di narcotrafficanti per il controllo delle regioni di confine. La violenza in Messico e la questione della sicurezza hanno destato l'attenzione e la preoccupazione dell'attuale amministrazione statunitense e Denis McDonough ha fatto sapere che gli Stati Uniti sono e saranno vicini al Messico perchè i due paesi sono accomunati da una serie di sfide comuni riguardanti la sicurezza e l'impatto dei traffici illegali sulle società messicana e statunitense.

Nei giorni scorsi è stato inoltre reso noto il contenuto di una lettera inviata da alcuni dei maggiori ufficiali in congedo dell'esercito statunitense a favore dell'annullamento delle restrizioni verso Cuba in vigore ormai da molti anni. Anche da alcune parti dell'esercito, dopo il Congresso, giungono quindi segnali a favore dell'allentamento della pressione su L'Havana (leggi qui la lettera). Proprio a seguito delle pressioni esercitate nelle ultime settimane da parte del Congresso e da ampi settori dell'opinione pubblica Barack Obama ha deciso di abolire le restrizioni sui viaggi e sui trasferimenti di denaro per i cubano-americani, che potranno quindi tornare nel loro paese e rivedere le loro famiglie. La decisione sembra essere la prima mossa strategica per un riavvicinamento nei rapporti tra Washington ed il suo storico alleato, tanto che al contempo la Casa Bianca ha autorizzato alcune società di telecomunicazioni a fornire servizi di telefonia cellulare a Cuba e di allargare a società cubane fornitrici di servizi sull'isola le licenze per la trasmissione di programmi televisivi e radiofonici statunitensi. Daniel Restrepo, direttore per gli Affari dell'Emisfero Occidentale, ha fatto sapere che il Governo cubano potrebbe bloccare l'iniziativa della Casa Bianca riguardante i programmi televisivi e radiofonici ma appare chiara la volontà dell'attuale amministrazione Democratica di mettere sotto pressione il Governo di Raul Castro per poter eventualmente gestire in futuro la transizione economica del paese verso il libero mercato.

Non si è ancora conclusa la battaglia per l'assegnazione di un seggio del Senato nello Stato del Minnesota, conteso dal Democratico Al Franken al Senatore Repubblicano Norm Coleman. Sin dalla notte delle elezioni i due sono stati divisi da poche centinaia di voti e alla proclamazione della vittoria del candidato Repubblicano è stata chiesta dallo sfidante la riconta dei voti. I nuovi conteggi avrebbero poi dato la vittoria al candidato Democratico ma la situazione è andata lentamente esacerbandosi per le difficoltà nella gestione di riconta dei voti nello Stato. Sono infatti le contee e i distretti, quindi molti funzionari pubblici, rappresentanti di partito, avvocati e giudici di vario livello a dover decidere quali schede ritenere valide per il conteggio e quali no e la soluzione migliore per districare la situazione vorrebbe che uno dei due candidati si dichiarasse sconfitto anche se non certo della validità dell'elezione. Caso simile accadde nelle elezioni presidenziali del 2000 e fu Al Gore a dichiarare davanti alle telecamere la vittoria di George W.Bush. Situazione differente invece in Minnesota, perchè nessuno dei due candidati ha intenzione di lasciare la vittoria allo sfidante. La situazione sembra essere ancora lontana da una soluzione definitiva ed il ricorso ai tribunali potrebbe prolungare l'assenza sullo scranno del Senato di uno dei rappresentanti dello Stato del Minnesota. In questa vicenda si intrecciano poi questioni politiche di livello federale poichè l'assegnazione del seggio al candidato Repubblicano o a quello Democratico consentirebbero al Partito di Maggioranza di avere 59 Senatori su 100, praticamente la maggioranza di 2/3 capace di guidare i lavori senatoriali. Bisognerà attendere ancora quindi per conoscere quale sarà la decisione dei giudici della Corte d'Appello del Minnesota ma non è da escludersi la possibilità che questa non arrivi entro breve tempo.

Comunicato stampa: Equilibri.net
Contatto: www.equilibri.net
 
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